O come… Arachide

In scena una sedia di legno e una piccola quinta nera. Stoppino, come un prolungamento vivente della scenografia, coglie in un gesto, un ritmo, uno sguardo il contatto diretto con il pubblico. Stoppino come quello delle candele o delle bombe si prepara piano piano ad esplodere da un momento all’altro.
Un rotolo di scotch, una cassettina di cartone sono oggetti banali, quotidiani ma nelle mani di Stoppino sfidano la gravità e diventano attrezzi di giocoleria casuale.
Stoppino, in “O come… Arachide” presenta una successione di dimostrazioni patafisiche uniche e travolgenti. Poeta dell’invisibile riesce a stupire con cose semplici ma mai scontate. Come una miccia di dinamite che si incendia, riesce in un attimo a destabilizzare il pubblico anche solo parlando in questa sua lingua inventata e senza confini. Con la sua pratica dell’essenziale, Stoppino, alla fine dello spettacolo utilizza la scenografia, gli oggetti utilizzati prima e il pubblico, gli smonta, trasforma, controbilancia per farli diventare i protagonisti del suo finale ad effetto domino.
Dal giocoliere del quotidiano al venditore di arachidi, Stoppino in questo spettacolo diventa architetto sensibile per costruire al pubblico una visione ironica dell’ordinario e della natura umana.

Partendo da un motto di Decroux: “Credo che un’arte sia tanto più ricca quanto più è povera di mezzi” la sua crescita artistica si muove sulla ricerca dell’essenziale, nel gesto e nell’oggetto. Senza alcun bisogno di scenografie imponenti, crea un suo universo giocando con il suo strumento primario, il
corpo.
Giocoliere del quotidiano, pone le fondamenta delle sue creazioni sul concreto, sul conosciuto per renderlo “extra-ordinario”. I suoi spettacoli sono case degli specchi come quelle dei luna park dove la realtà viene trasformata per offrirne un’altra visione, un altro riflesso e forse una riflessione.
Sensibile, riesce a cogliere l’attimo, ad essere in ascolto del suo pubblico per trasportarlo per un instante in una sfera di poesia ed ironia.